EROE PER SCOMMESSA: Gran Finale

Continua da ieri

EROE PER SCOMMESSA VI
di GM Willo

Numeon si svegliò il giorno dopo nella sua cella, quella adatta ai maghi, con le pietre venate d’argento magico per impedire ai prigionieri di usare incantesimi. Era la stessa che aveva lasciato qualche giorno prima e che sperava vivamente di non rivedere più. Nel momento in cui aveva perso i sensi, l’incantesimo di metamorfosi aveva smesso di fare effetto e il mago aveva ripreso le sue vere sembianze. La testa di Numeon pulsava di un dolore acuto. Si toccò la nuca e sentì sulle dita il rilievo del sangue raggrumato. Che stupido che era stato, pensò mentre i ricordi della sera prima gli tornavano in mente. Era tornato al punto di partenza, ma questa volta poteva benissimo passarci il resto della vita in quel buco, o chissà, forse la regina aveva qualcos’altro in mente per lui. La pena di morte era stata abolita con la caduta dell’impero, ma visto come andavano le cose potevano sempre ripristinarla. Cercò di non pensarci, anche perché non giovava certo al suo mal di testa. Si rannicchiò nell’angolo dove un mucchio di paglia gli faceva da giaciglio e attese in silenzio che qualcuno lo venisse a trovare.
Il clangore del metallo sul metallo lo ridestò da un sogno inquieto. Non volente, si era riaddormentato, e una guardia era venuta a svegliarlo battendo con fragore l’elsa della sua spada sulle sbarre della prigione.
– Prigioniero, alzati e sii pronto ad eseguire l’inchino. La regina è qui per vederti – annunciò l’uomo. Il mago alzò la testa ma rimase immobile. Un attimo dopo Aliana apparve, piccola ma fiera, nella sua veste regale color cremisi. Erano il portamento e lo sguardo che la identificavano indubbiamente come una regina, e Numeon quando la vide non poté fare a meno di riconoscerlo. Alcune persone nascono per ripiegare ruoli importanti, ma il potere bisogna saperlo controllare, che tu sia un guerriero dai muscoli d’acciaio, un pericoloso divinatore o un discendente di una famiglia importante. In quel momento Numeon non lesse negli occhi di Aliana il desiderio di saper controllare la grande influenza che aveva sugli uomini. Lesse invece una cosa che non gli piacque per nulla; bramosia di potere.
La regina chiese alla guarda di lasciarla da sola con il prigioniero e rapida ubbidì. Numeon rimaneva a sedere sul pagliericcio, la schiena poggiata alla parete della cella e il volto rivolto verso il muro di fronte. Aliana poteva notare un leggero sorriso dipingergli la faccia.
– Hai poco da sorridere, mago – disse lei con voce asciutta.
– Sei sempre stata una bambina viziata… – rispose lui, e non ebbe bisogno di guardarla per sapere che la sua faccia si era colorata di rosso.
– Sei fortunato che non ci sia più un boia in città, ma non illuderti. Potrebbe sempre tornare…
– Il ragazzo… è un discendente dei Lanred, vero?
La famiglia Lanred era stata la prima dinastia dell’Impero, mentre la famiglia Senyan, dalla quale discendeva anche Aliana, era stata la seconda in ordine di importanza. Insieme avevano per secoli governato sul continente, con la forza della spada, della magia e del sangue. Era stato soprattutto questo terzo elemento il segreto del loro incontrastato predominio. Attraverso i secoli la gente aveva incominciato a credere che nelle due famiglie scorresse il sangue degli dei. Questa credenza persisteva ancora, ed era proprio grazie a questa che Aliana avrebbe, insieme al discendente dei Lanred, riunito tutte le province del continente in un nuovo grande impero. Questa era la ragione del suo interesse per il giovane Symion.
– Il ragazzo è solo un ragazzo – rispose cripticamente Aliana.
– Ha il simbolo dell’ancora sulla scapola, il segno di riconoscimento della dinastia, come voi Senyan avete il cerchio all’altezza del cuore. Io non so se siano stati davvero gli dei a farvi quei segni, ma so che grazie a questa leggenda le vostre due famiglie hanno ridotto in schiavitù intere popolazioni. Forse quei segni ve li siete fatti da soli, o forse gli dei hanno gusti strani. A me non importa sapere l’origine del vostro sangue, a me preme soltanto la libertà del popolo.
– Ah, il mago dal cuore nobile – lo schernì di rimando la regina. – Da quando in qua Numeon il pistolero ha a cuore gli interessi del popolo? Ti sei trasformato in un rivoluzionario da un giorno a un altro? Aspiri forse a diventare un secondo Sanildor? Beh, mi dispiace deludere le tue aspirazioni, ma credo che per i prossimi vent’anni te ne starai buono in questa cella. E poi che cosa credi di sapere tu del popolo. Il popolo vive solo per sentirsi raccontare le gesta dei grandi eroi. È questo quello che vuole il popolo; idoli da venerare, una nobiltà nella quale potersi immedesimare, parate, tornei, feste. Il popolo vuole essere intrattenuto, non gli interessa altro. Non ti sei accorto che il malcontento affligge ormai ogni comare della città, che gli uomini trovano sollievo solo nei boccali di birra e nelle caraffe di vino? La gente esige nuove leggende, nuove conquiste e grandi uomini nei quali riporre la loro fede…
Aliana andò avanti nel suo monologo per un tempo che Numeon non riuscì a definire. Lui aveva smesso di ascoltarla. Rimase immobile nella sua cella con un sorriso di scherno stampato sul volto. Pensava a come uscire, al suo cappello che adesso si trovava nella fattoria di mastro Jarod, al cavallo che avrebbe rubato per raggiungere le coste orientali del continente, e al vascello che lo averebbe portato lontano, su un’isola tropicale che un vecchio pirata gli aveva descritto. “Laggiù le donne non indossano praticamente nulla, e stanno dalla mattina alla sera a danzare sulla spiaggia, e gli uomini arrostiscono grossi pesci e cantano alle stelle”. Si, era laggiù che sarebbe andato, una volta fuggito dal quel buco.

EPILOGO

Elien, la figlia di Jarod, sentì bussare alla porta. Chi sarà mai a quest’ora, pensò. Era quasi il tramonto e con il buio arrivava anche il coprifuoco, secondo le ultime disposizioni di re Symion e della regina Aliana. Per evitare spiacevoli incidenti, la famiglia reale aveva ordinato che tutte le persone prive di autorizzazione rimanessero chiuse nelle loro case fino all’alba. Un bel guaio per le taverne, che erano costrette a chiudere molto prima del previsto, ma per il bene di tutta la comunità Elien pensava che fosse giusto così. Almeno adesso suo marito evitava di andarsi a ubriacare insieme ai suoi amici al Corvo Stridulo.
Le cose erano cambiate da quando le due grandi famiglie reali si erano ritrovate, e di sicuro erano cambiate in meglio. Certo, le tasse erano più alte, ma almeno si poteva andare al mercato senza la paura di essere derubati. C’erano sempre un mucchio di guardie alle porte della città e sulle strade principali, e lei si sentiva molto più tranquilla di quando da bambina suo padre la portava con il carretto a fare le consegne alle taverne. Ma suo padre era un tipo avventato e poco giudizioso. Sua madre glielo diceva che quella distilleria alla quale ci teneva tanto lo avrebbe messo nei guai, e infatti un giorno le guardie erano venute a portarlo via, lui e suo fratello maggiore Cran, che lo aiutava nelle consegne.
Ma dopotutto era meglio così. Adesso era lei che tirava avanti la fattoria, insieme al marito che si occupava del vigneto. Sua madre ormai era vecchia e non poteva più occuparsi degli animali, ma presto lei le avrebbe dato un nipotino e con l’imminente nascita tutto sarebbe stato perfetto. Elien non vedeva l’ora di portare la sua piccola, perché era sicurissima che sarebbe stata una femmina, a vedere la parata della regina, quella per il solstizio d’estate. Venivano i migliori cavalieri delle province. Sarebbe stato magnifico…
Mentre riordinava tutti questi pensieri, la donna si avviò alla porta per aprire. La madre era di sopra a riposare mentre il marito sarebbe rientrato dai campi da un momento all’altro.
– Chi è? – domandò la donna.
– Salve signora, mi scusi se la disturbo, – disse una voce dall’altro lato della porta. – Immagino che lei sia la figlia di mastro Jarod. Sono un vecchio amico di suo padre, il mio nome è Numeon, forse ve ne ha parlato.
Quel nome le mise una strana sensazione addosso. Rammentava qualcosa, ma era passato tanto di quel tempo… Comunque fece finta di non ricordare e aprì l’uscio. Davanti a lei vi era un uomo non giovane, con un accenno di barba grigia e un’ampia piazza sulla testa. Aveva occhi profondi e sofferenti, ma la sua bocca era disegnata in un sorriso carico di tepore. Lo fece accomodare al tavolo del soggiorno. Numeon notò che nonostante gli anni, la casa non era cambiata di molto. La donna gli offrì del vino e lui lo bevve con avidità, sempre sorridendo educatamente. Non era buono come ai vecchi tempi, ma a lui sembrò nettare degli dei. Erano venti anni che non lo toccava. Non lo passavano nelle prigioni della regina.
– Scusi ancora l’intrusione, ma vado di fretta e col coprifuoco è bene che mi allontani in fretta dalla città. Cercavo suo padre. Mi sa dire dove lo posso trovare? – chiese l’uomo, appoggiando la tazza vuota sul tavolo.
– Mi spiace ma mio padre non vive più qui. È stato arrestato. Sa, per via della distilleria…
– Capisco… – disse Numeon, abbassando la testa. – Ma forse può aiutarmi anche lei. Sto cercando un oggetto che lasciai qui una ventina di anni fa, un oggetto molto importante che di sicuro suo padre avrà tenuto di conto. Si tratta di un cappello nero, a tesa larga, come non se ne vedono da queste parti.
La donna ci pensò su un attimo, poi scosse la testa. – Non ricordo niente di un cappello. Se era importante me lo avrebbe detto, credo…
– Beh, forse gli è passato di mente. Vede, me lo ha tenuto in pegno per un favore che gli chiesi. Qui ci sono quindici monete. Dovrebbero bastare a coprire il favore, insieme a un po’ di interessi. – Il vecchio mago appoggiò sul tavolo un sacchetto di cuoio dentro il quale tintinnarono delle monete. L’atteggiamento della donna cambiò improvvisamente.
– Oh, ma sono sicura che se era un cappello importante mio padre lo avrà tenuto di conto. Mi faccia andare subito a vedere su nella vecchia cassapanca. Forse è lì da qualche parte. – Elien sparì veloce al piano di sopra e si mise a rovistare. Numeon si alzò dalla sedia e si versò un altra tazza di vino. Guardò fuori da una finestra, in direzione del vecchio vigneto di Jarod. Gli tornarono a mente dei ricordi dolorosi di un tempo che non era più. La prigione alla fine l’aveva avuta vinta ed era riuscita a piegarlo. Conservava ancora il sorriso, ma i suoi occhi sarebbero rimasti coperti da un velo di tristezza per il resto dei suoi giorni.
Aliana era riuscita nel suo intento. Aveva trasformato Symion in un cavaliere, lo aveva presentato al popolo come l’ultimo discendente della stirpe reale legata agli dei. Aveva scelto il momento opportuno per attuare il suo piano. Il popolo era piegato da una tremenda carestia dovuta ad un rigido inverno. Metà delle coltivazioni erano andate perdute e molti animali erano periti. La gente moriva di fame ed il consiglio dei venti non sapeva più che pesci prendere. Ci voleva un segno forte, qualcuno che prendesse in mano la situazione, oppure un miracolo, o solo una piccola ed insignificante parola di speranza. Aliana offrì al popolo tutto questo con il discendente della famiglia Lanred, il ragazzo divenuto uomo con il segno dell’ancora sulla scapola. Un matrimonio suggellò il tempo della rinascita. Il consiglio venne sciolto. Aliana rimase incinta ed ebbe due gemelli. Una nuova grande dinastia era nata, ed avrebbe regnato indisturbata su tutto il continente, nei secoli dei secoli.
Numeon sentì i passi della donna scendere i gradini della scala che portava al piano di sopra. Elien teneva in mano il suo cappello. – È questo? – chiese sorridendo.
Il mago si avvicinò alla donna e guardò meglio. – Si, è proprio lui.
– Ecco qua. È un po’ polveroso. Chissà quanto tempo è rimasto lassù.
– Venti anni, signora. Venti anni… – rispose Numeon, calzandosi come era solito fare da giovane quel suo bizzarro indumento. Subito un senso di tranquillità gli calò sul cuore, una sensazione di cui si era completamente dimenticato.
– Venti anni? Allora deve tenerci molto se è tornato a riprenderselo dopo così tanto tempo.
– È il mio cappello portafortuna – ammise lui, sorridendo. – La ringrazio molto, signora. Adesso devo scappare. Porti i miei saluti a mastro Jarod. Spero lo liberino presto…
– Non ci conti. E poi al vecchio gli fa bene rimuginare sui suoi errori – rispose acida lei. Numeon pensò bene di non aggiungere altro. Aprì la porta e con un cenno salutò la donna.
Il sole era ormai nascosto dietro la collina. C’era profumo di legna bruciata nell’aria, un odore che gli era sempre piaciuto. Gli ricordava la taverna di suo padre. Numeon risalì il rilievo e prese la via maestra nella direzione opposta alla città. Avrebbe camminato tutta la notte fino al secondo bivio, quello che lo avrebbe condotto sulla via est. Dieci giorni di viaggio fino al mare, poi si sarebbe imbarcato per le isole tropicali e avrebbe detto addio alla sua terra.
Perché esiste un tempo per fare gli eroi e un tempo per lasciare il mondo al suo destino, e Numeon, il mago pistolero, sapeva che era giunto il momento di lasciar perdere. “Laggiù le donne non indossano praticamente nulla, e stanno dalla mattina alla sera a danzare sulla spiaggia…”
– Isola mia, arrivo! – disse. Poi, calzandosi meglio il cappello, si rimise in cammino.

GM Willo – Altri Lavori

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