IL TERRORE NON AVRÀ FINE – XXX

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“L.A. IS MY LADY”

(Ovviamente L.A.)

L’Ispettore Rizzi fu svegliato dal rumore del traffico proveniente dalla finestra semiaperta; aveva la bocca impastata segno che nonostante la dormita, non aveva riposato a dovere. In effetti dopo l’atterraggio aveva impiegato un’infinità di tempo prima di riuscire a venir fuori da quel perverso dedalo che è il “Tom Bradley International Terminal”, soprattutto il colloquio con gli addetti all’immigrazione era stato estenuante… poi un bus navetta lo aveva portato alla succursale della Hertz dove aveva noleggiato una Chevrolet HH dotata di navigatore satellitare. Appena uscito dal cancello dell’autonoleggio una botta di sonno lo aveva investito in pieno vuoi per il fuso orario, vuoi perché in aereo non era riuscito a riposare bene data la posizione scomoda. Dopo aver svoltato su una strada mal illuminata aveva scorto l’insegna di un Motel e, benché non fosse per nulla invitante aveva deciso di fermarsi a dormire anche perché, data l’ora non poteva presentarsi né alla sede dell’FBI né a casa di Jack!
Il posto era davvero sporco, il classico Motel visto centinaia di volte in quei telefilm dove poliziotti scazzati indagano su puttane sventrate e magnaccia trucidati. L’unica camera libera non aveva aria condizionata (e quello non era poi un male), ed anche il ventilatore a soffitto funzionava male. Essendo al primo piano aveva accostato la finestra e si era soffermato per un po’ ad osservare i fari gialli delle auto che sfrecciavano sulla strada sottostante.
Dopo essersi lavato i denti si era sdraiato sul letto e, nonostante il passaggio continuo degli aerei in fase di atterraggio si era addormantato.
Il sonno era stato alquanto agitato, ogni tanto si destava pensando di essere nel suo letto a Firenze, non credeva possibile il fatto di essere davvero a Los Angeles. Quando la luce del sole gli era arrivata in faccia come un dardo splendente, aveva deciso di alzarsi, la fame iniziava a farsi sentire e soprattutto doveva raggiungere Jack per riprendere in mano il filo delle indagini.
Un grasso portiere sedeva dietro la reception, l’ispettore notò come somigliasse al portiere della Pensione Miranda, ci mancava solo che parlasse fiorentino.
Pagò il conto con la carta di credito, riprese il passaporto e si avviò verso la Chevy. Impostò il navigatore con l’indirizzo dello Wilshire Boulevard corrispondente all’FBI e partì a sgommando… doveva abituarsi a quel cazzo di cambio automatico!
L’orologio segnava le 7:30, il caldo era intenso ma sicuramente più secco e sopportabile di quello di Firenze, lo stomaco iniziò a brontolare. Con il cuore che gli batteva all’impazzata si buttò nel traffico caotico delle enormi arterie cittadine, quelle dove nella serie CHiP’s avvenivano i peggio incidenti… decise di fermarsi a fare colazione in un bar molto simile a quelli italiani, si trovava su una strada denominata “La Cienega” e, secondo il navigatore non doveva mancare molto alla meta.
Ebbe la sua prima sorpresa nella Città degli Angeli: un cappuccino davvero fantastico, meglio addirittura di quello del bar vicino alla Questura… ripartì ritemprato nello spirito, un meraviglioso cielo azzurro che prima non aveva notato, lo sovrastava facendolo sentire di ottimo umore… iniziò a canticchiare una vecchia canzone di Sinatra….”‘Cause L.A. is my lady, she’s always there for me…”
…ancora non immaginava che L.A. gli averbbe cambiato la vita… per sempre!

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Massimo Mangani – Altri Lavori

Immagine di http://www.flickr.com/photos/pocius/

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